Efficacia in pericolo

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Antibiotici: abuso e uso non corretto

Per essere efficace, una terapia antibiotica deve essere molto tempestiva, aggressiva in termini posologici e il più breve possibile. Una terapia inutile o inappropriata, troppo prolungata, somministrata a dose non sufficiente può favorire la selezione di ceppi resistenti.

Purtroppo questi principi vengono spesso ignorati e gli antibiotici vengono utilizzati in modo eccessivo e inappropriato sia negli ospedali che nella comunità.

Ma cosa significa esattamente uso inappropriato degli antibiotici?
Un antibiotico viene usato in modo improprio quando non serve: nella maggior parte dei casi raffreddore e influenza sono causati da virus, ovvero da microrganismi contro i quali gli antibiotici NON sono efficaci. In questi casi l’uso di antibiotici non porta a nessun miglioramento: gli antibiotici non riducono la febbre né fanno smettere di starnutire, ad esempio. Viene usato anche quando il medico è incerto sulla diagnosi o in modo difensivistico.

Un antibiotico viene usato in modo inappropriato anche quando viene usato in modo non corretto, cioè:

  • accorciando la durata del trattamento;
  • riducendo la dose;
  • non osservando la posologia corretta (ad esempio prendendolo una volta al giorno e non 2 o 3 volte come prescritto): in questo caso la quantità di farmaco presente nell’organismo sarà insufficiente per combattere efficacemente i batteri, che sopravvivono e possono così sviluppare resistenza.

L’abuso e il cattivo utilizzo degli antibiotici sono ulteriormente aggravati da due fenomeni di rilievo: l’auto-prescrizione di antibiotici, secondo i dati di AIFA il 9% degli italiani utilizza antibiotici senza ricorrere alla prescrizione di un medico, e l’utilizzo delle rimanenze di medicinale nelle confezioni usate in precedenti occasioni.

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Antibiotici e uso negli animali

È dagli Anni ’50 che gli antibiotici vengono utilizzati nel settore zootecnico (veterinario e agricolo) come mezzo di controllo delle infezioni. Spesso questi medicinali vengono utilizzati anche per fare crescere più rapidamente polli, vitelli e maiali. In questo caso si parla di antibiotici promuoventi la crescita (APC).

Il progressivo aumento dell’uso di antibiotici negli animali ha contribuito in maniera determinante alla comparsa dell’antibiotico-resistenza negli allevamenti e, attraverso il consumo degli alimenti, al suo trasferimento dall’animale all’uomo.

    I batteri resistenti si diffondono dagli allevamenti alle persone con grande facilità attraverso:

  • gli alimenti (per esempio attraverso la carne non cotta bene);
  • il contatto diretto con gli animali;
  • ortaggi contaminati da batteri resistenti agli antibiotici provenienti dal letame usato per concimare.
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Altri comportamenti a rischio

Ci sono altri comportamenti che favoriscono la selezione e la diffusione
di batteri resistenti:

  • il calo delle vaccinazioni contro importanti malattie infettive, che si registra in tutti i Paesi europei, mette a rischio i benefici della più potente arma di prevenzione delle infezioni e riduce la possibilità di contrastare la crescente resistenza dei batteri agli antibiotici. I vaccini permettono di ridurre i casi di infezione, diminuiscono la necessità di ricorrere ad antibiotici e limitano quindi le condizioni che favoriscono la selezione di batteri resistenti;
  • le cattive pratiche negli ambienti ospedalieri, come l’inosservanza dei protocolli su isolamento dei pazienti, asetticità degli spazi e igiene personale (lavaggio delle mani) che favoriscono la trasmissione orizzontale di ceppi resistenti;
  • i viaggi in Paesi a rischio: i turisti che necessitano di cure ospedaliere durante un soggiorno in un Paese ad alta prevalenza di resistenza antibiotica possono fare ritorno nel Paese d’origine portando con sé batteri resistenti agli antibiotici. Anche i turisti che non sono venuti a contatto con i servizi sanitari possono trasportare e importare batteri resistenti, acquisiti attraverso il cibo o l’ambiente durante il viaggio.
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Chi è più in pericolo

Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici rappresentano un pericolo per tutta la comunità. Ci sono però alcune persone che, a causa della loro condizione sanitaria o della loro attività, sono particolarmente esposte al rischio.

In particolare, alcune categorie di pazienti ricoverati negli ospedali hanno maggiori probabilità di contrarre un’infezione correlata all’assistenza (ICA) causata da superbatteri. Questi batteri approfittano della situazione di debolezza immunitaria dei pazienti sottoposti a trattamenti chirurgici, interventistici o farmacologici importanti. Anche luoghi di cura extra-ospedalieri (residenze sanitarie assistite per anziani, assistenza domiciliare, assistenza ambulatoriale) sono considerati contesti a rischio.

Insieme ai pazienti il rischio di contrarre una ICA riguarda anche il personale ospedaliero, gli assistenti volontari, gli studenti e i tirocinanti.

Le condizioni che rendono più esposti a rischio di infezioni:

  • età (neonati, anziani);
  • altre infezioni o gravi patologie concomitanti (tumori, immunodeficienza, diabete, anemia, cardiopatie, insufficienza renale);
  • malnutrizione;
  • traumi, ustioni;
  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • trapianti d’organo.

Come si trasmettono le infezioni correlate all’assistenza:

  • contatto diretto tra una persona sana e una infetta, soprattutto tramite le mani;
  • contatto tramite le goccioline emesse nell’atto del tossire o starnutire da una persona infetta a una suscettibile che si trovi a meno di 50 cm di distanza;
  • contatto indiretto attraverso un veicolo contaminato (per esempio endoscopi o strumenti chirurgici);
  • trasmissione dell’infezione a più persone contemporaneamente, attraverso un veicolo comune contaminato
    (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti, ecc);
  • via aerea, attraverso microrganismi che sopravvivono nell’aria e vengono trasmessi a distanza.

Tutto questo va visto nell’ottica di un approccio “ONE HEALTH” che promuove la collaborazione e la comunicazione tra diverse discipline della scienza (Medicina, Veterinaria, Scienza Agro-Alimentare, ecc) affinché lavorino insieme a livello locale, nazionale e globale, stabilendo un approccio integrato (olistico) con l’obiettivo finale della riduzione del fenomeno dell’antibiotico resistenza nell’ambiente, fenomeno che riguarda non solo la salute umana ma anche la salute animale. (Thomas U. Berendonk et al. Tackling antibiotic resistance: the environmental framework. Nature Rev 13, 2015; Degeling et al. BMC Public Health (2015) 15:1307)