Il valore degli antibiotici

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La storia della scoperta

Gli antibiotici propriamente detti (da distinguersi dagli antivirali) sono farmaci in grado di uccidere i batteri o di rallentarne la proliferazione. Da quando gli antibiotici sono stati resi disponibili su larga scala (circa 70 anni fa), la pratica della Medicina e la terapia delle Malattie Infettive sono state rivoluzionate ed è cambiato il corso della civiltà: questi farmaci hanno infatti permesso di sconfiggere infezioni drammatiche causate da microrganismi che flagellavano da sempre l’umanità, mietendo milioni di vittime.

Già alla fine dell’800 due medici italiani, Bartolomeo Gosio e Vincenzo Tiberio, avevano intuito il potere antibatterico di alcune muffe. Ma la scoperta e dimostrazione dell’efficacia antibiotica di alcune muffe viene datata al 1928 quando il medico e farmacologo scozzese Alexander Fleming scoprì in modo accidentale che una muffa, chiamata in seguito Penicillum notatum, dopo aver contaminato una piastra colonizzata da batteri, aveva impedito l’accrescimento delle colture di alcuni stafilococchi.

La Seconda Guerra Mondiale diede un impulso decisivo allo sviluppo di questi farmaci. Grazie agli studi di Chain e Florey fu possibile produrre la penicillina su larga scala. Le prime sperimentazioni ebbero luogo nel 1941 e dopo due anni venne autorizzato il suo utilizzo negli ospedali militari. Grazie a questo nuovo farmaco, i feriti americani e inglesi non morivano più in seguito all’infezione delle ferite e alle cancrene, come era sempre accaduto nel passato. Nel 1945, Fleming, Chain e Florey furono premiati con il Nobel per la Medicina.

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Dopo la guerra, gli antibiotici vennero messi a disposizione di tutti rendendo possibile la cura di moltissime infezioni batteriche come le polmoniti, le meningiti, le setticemie, la dissenteria, che in passato potevano portare a morte in poche ore.

La “rivoluzione biologica” permise in pochi anni la scoperta di un nutrito numero di nuovi antibiotici e la loro produzione industriale. Nei decenni sono state introdotte sempre nuove molecole antibiotiche e oggi sono disponibili circa 250 composti per uso terapeutico.

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Come agiscono gli antibiotici

Gli antibiotici agiscono uccidendo direttamente i batteri – e allora si parla di azione battericida – o fermandone la riproduzione (azione batteriostatica): in questo secondo caso, la loro azione affianca quella delle difese proprie dell’organismo che ingoiano e distruggono i patogeni, eliminando cosi l’infezione. Gli antibiotici antibatterici sono scarsamente o per nulla tossici per le cellule dei mammiferi (principio della tossicità selettiva), anche se si deve tenere conto che essi, una volta entrati nell’organismo, oltre a distruggere i batteri patogeni, alterano anche l’equilibrio dei batteri benefici per l’uomo, come quelli della flora intestinale.

I bersagli degli antibiotici
Gli antibiotici agiscono in modo mirato su bersagli specifici della cellula batterica. Alcuni antibiotici possono colpire la parete cellulare o la membrana cellulare plasmatica del batterio; altri interferiscono con il metabolismo energetico, con la sintesi degli acidi nucleici, oppure con la sintesi proteica.

Lo spettro d’azione
Ciascuna famiglia di antibiotici ha uno spettro d’azione costituito da quei batteri su cui il farmaco è attivo e che vengono da esso distrutti o inibiti nella crescita. Anche se esistono antibiotici ad ampio spettro (in grado di eliminare molti tipi di batteri), nessun antibiotico è attivo contro tutti i batteri. Conoscere lo spettro d’azione dell’antibiotico è quindi fondamentale affinché la terapia sia effettivamente mirata ed efficace.

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I principali tipi di antibiotici

Gli antibiotici vengono suddivisi in diverse famiglie, o classi, in base alla loro azione o alla loro struttura chimica; la maggior parte di essi è di origine naturale, ovvero prodotti da materia vivente, alcuni sono di origine sintetica, ovvero prodotti industrialmente, o semi-sintetica, quando la sostanza naturale viene modificata in laboratorio.

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Oltre ai beta-lattamici, che comprendono le penicilline e le cefalosporine, le più importanti e utilizzate famiglie di antibiotici sono le tetracicline la cui storia inizia attorno al 1947 con la scoperta della clortetraciclina (Aureomicina) nelle colture di Streptomyces aureofaciens; le streptomicine appartenenti alla famiglia degli amminoglicosidi, scoperte dal russo Selman Abraham Waksman, Premio Nobel per la Medicina nel 1952, che le isolò dallo Streptomyces griseus; i fluorochinoloni di origine sintetica la cui scoperta risale agli Anni ’50; i macrolidi tutti di origine naturale, che includono molecole ampiamente utilizzate nella pratica clinica come eritromicina, spiramicina e azitromicina; i carbapenemi antibiotici ad ampio spettro d’azione, utilizzati esclusivamente in ospedale per il trattamento delle infezioni difficili.

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Come, quando, perché assumere gli antibiotici

Gli antibiotici agiscono contro un solo tipo di microrganismo, i batteri. Per questo vanno usati solo contro le infezioni causate da batteri che rientrano nel loro spettro d’azione, mentre non aiutano a guarire dalle infezioni causate da virus, come i comuni raffreddori o l’influenza.

Oltre che per curare le malattie provocate dalle oltre 200 specie di batteri patogeni note, gli antibiotici vengono utilizzati anche per prevenire le complicanze infettive di interventi chirurgici o di tipo odontoiatrico.

La diagnosi corretta e la decisione sull’impiego o meno degli antibiotici sono di esclusiva competenza del medico che può valutare a quale tipo di antibiotico risponde meglio l’infezione che colpisce il paziente e indicherà la posologia alla durata della terapia antibiotica, di solito non inferiore a cinque giorni (ma ne esistono di ultima generazione efficaci in soli tre giorni). Nelle infezioni gravi e negli Ospedali è preferibile che l’uso degli antibiotici venga sorvegliato dagli specialisti degli antibiotici, ossia gli Infettivologi.

L’antibiogramma
Per determinare con precisione la sensibilità dei batteri agli agenti antimicrobici e individuare l’antibiotico specifico per debellare il batterio rilevato, il medico può ricorrere a un antibiogramma: un test che permette di rilevare la sensibilità di un certo batterio a un pannello di molecole antibiotiche. Deputati a questa valutazione sono i Microbiologi, che operano nei Laboratori di Microbiologia.

Osservare le indicazioni del medico e non interrompere la terapia prescritta
Una volta che il medico abbia confermato la necessità di assumere antibiotici, è importante usarli in modo responsabile, seguendo sempre le sue indicazioni e senza interrompere la terapia prescritta: assumere antibiotici quando non servono o in modo non corretto può favorire la selezione di batteri resistenti, che non rispondono cioè alle terapie antibiotiche. Si tratta di un rischio sanitario che riguarda non solo la persona che assume gli antibiotici in modo improprio ma anche chi sarà colpito in futuro dalle infezioni causate da questi batteri. Gli antibiotici sono gli unici farmaci i cui effetti collaterali non si misurano tanto sul singolo paziente, ma anche sulle generazioni a venire, che possono pagare per errori fatti da chi li ha preceduti.

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